La Seconda Maratona della Repubblica Italiana

C'era una volta la Seconda Maratona della Repubblica Italiana, dove gli atleti dovevano correre per più di 15 anni senza mai fermarsi.
Sin dalla partenza uno degli atleti, in completo blu e con una malcelata calvizie incipiente, aveva indosso un bel paio di pattini a rotelle (anche perchè lo facevano sembrare più alto) e dunque riusciva più facilmente e con meno sforzo a mantenere un'andatura più veloce di quella degli altri. A gara già iniziata gli altri atleti, il pubblico e la giuria si accorsero che l'atleta blu aveva i pattini, ma non sapevano cosa fare perchè i pattini non erano esplicitamente vietati dal regolamento, anche se ovviamente era chiaro a tutti che alteravano i naturali equilibri della gara.
Fu così che, mentre tutti ne discutevano, l'atleta blu guadagnava terreno rispetto agli altri, e anche se a volte cedeva la posizione di testa ai suoi oppositori, la sua andatura aveva evidentemente una marcia in più rispetto a tutti e gli bastava poco per recuperare il primo posto. Pensate che, da noto cascamorto qual'era, tra una volata e l'altra riusciva a trovare addirittura il fiato per adulare e sedurre le atlete più giovani e carine tra le sue compagne di gara.
Nel frattempo né gli avversari né la giuria, presi dal ritmo della gara e spesso approfittando dei vantaggi derivanti dal correre nella sua scia, erano riusciti a modificare il regolamento per fargli togliere quei dannati pattini; anzi, presi dal ritmo della gara, non ci facevano neanche più caso e lo consideravano ormai quasi un vantaggio legittimo, arrivando persino a dileggiare come antisportivo chiunque osasse riprendere in considerazione l'argomento pattini. Non solo, ma la responsabilità del fatto che l'atleta blu riguadagnava a suo piacimento le prime posizioni cominciò ad essere ascritta non più ai pattini - come era evidente - ma agli altri atleti, che venivano criticati per essere troppo lenti, mollaccioni e senza iniziativa (e magari lo erano pure, ma anche perchè avevano capito che non c'era molto da fare contro uno che corre sui pattini, e forse qualcuno si era pure messo d'accordo con lui per farlo vincere con più facilità in cambio di qualche promessa sulla spartizione del fantastico primo premio messo in palio per il vincitore della Maratona). Il pubblico poi, dal canto suo, era sempre più in visibilio per le gesta del suo campione, per i suoi recuperi e per la disinvoltura con cui gestiva il comando della gara, ed era evidentemente molto più interessato ad avere a tutti i costi un eroe da osannare che a far rispettare le regole del gioco.
E fu così che mentre fuori dalla Repubblica Italiana da tutto il mondo sportivo piovevano giuste critiche alla disparità di mezzi concessi all'atleta blu, all'interno della Repubblica ormai tutti, pubblico, atleti e giuria, dimentichi di quei pattini, lo veneravano intonando in coro "Meno male che l'atleta blu c'è!" e aspettavano solo la sua vittoria finale per vederlo salire sul gradino più alto del podio, da alcuni soprannominato "il Quirinale". E quì il resoconto della Seconda Maratona della Repubblica Italiana si interrompe, semplicemente perchè il finale di gara è ancora in atto.
Niente paura comunque, ormai è chiaro a tutti chi vincerà.
Viva i pattini! Viva l'atleta blu! Viva la Repubblica Italiana!